Una sentenza storica

—Domenico Gallo,                                                   Il Manifesto - 5.12.2013

 

La deci­sione della Con­sulta che, acco­gliendo i rilievi sol­le­vati dalla Cas­sa­zione, ha dichia­rato inco­sti­tu­zio­nale il por­cel­lum can­cel­lando i due isti­tuti salienti del pre­mio di mag­gio­ranza e della lista bloc­cata si può com­men­tare con un’espressione molto sem­plice: ha vinto la Costituzione.

Ha vinto la lun­gi­mi­ranza dei padri costi­tuenti che ci hanno armato la fra­gile demo­cra­zia ricon­qui­stata con robu­ste isti­tu­zioni di garan­zia, la magi­stra­tura indi­pen­dente e la Corte costi­tu­zio­nale che sono riu­scite a inter­ve­nire e a sanare la ferita più grave che un sistema poli­tico impaz­zito aveva inferto alla demo­cra­zia costituzionale.

Non c’è dub­bio che le leggi elet­to­rali abbiano un influsso imme­diato e diretto su quel prin­ci­pio supremo della Costi­tu­zione che attri­bui­sce la sovra­nità al popolo deter­mi­nando la qua­lità della demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva e i suoi limiti. Le leggi elet­to­rali danno con­te­nuto al sistema poli­tico e rea­liz­zano la Costi­tu­zione vivente con rife­ri­mento alla forma di governo, alla forma e alla natura dei par­titi poli­tici e alla pos­si­bi­lità dei cit­ta­dini di con­cor­rere a deter­mi­nare la poli­tica nazio­nale (art. 49 Cost.). Lo Sta­tuto alber­tino è stato distrutto dalla legge Acerbo, che ha con­sen­tito a Mus­so­lini di pre­va­ri­care sull’opposizione e assi­cu­rarsi la fedeltà di un par­la­mento ridotto a bivacco di mani­poli. La legge Cal­de­roli, che asso­mi­glia alla legge Acerbo come si somi­gliano due gocce d’acqua, è stato lo snodo attra­verso il quale è stato fatto un ulte­riore passo, dopo l’introduzione del mag­gio­ri­ta­rio nel 1993, per una svolta in senso oli­gar­chico del sistema poli­tico, com­pri­mendo il plu­ra­li­smo con la tagliola delle soglie di sbar­ra­mento e del pre­mio di mag­gio­ranza, e con­sen­tendo a una ristret­tis­sima cer­chia di oli­gar­chi di deter­mi­nare per intero la com­po­si­zione delle Camere, nomi­nando i rap­pre­sen­tanti del popolo senza che il corpo elet­to­rale potesse met­tervi becco. Il por­cel­lum ha favo­rito una evo­lu­zione in senso “castale” del sistema poli­tico rap­pre­sen­ta­tivo: coloro che dovreb­bero essere i rap­pre­sen­tanti dei cit­ta­dini ven­gono per­ce­piti come un corpo estra­neo, por­ta­tore di inte­ressi suoi pro­pri, con­trap­po­sti al corpo elet­to­rale di cui dovreb­bero essere espressione.

La sen­tenza della Con­sulta ha una por­tata epo­cale per­ché per la prima volta san­ci­sce con auto­rità di giu­di­cato un prin­ci­pio di cui il sistema poli­tico si è fatto beffa da oltre vent’anni. Che i sistemi elet­to­rali, anche se sono domi­nio riser­vato della poli­tica, devono essere coe­renti con l’impianto costi­tu­zio­nale, che pre­vede che il voto sia libero (pos­si­bi­lità di sce­gliere più pro­po­ste poli­ti­che) e uguale (non ci deve essere un quo­ziente di mag­gio­ranza e uno di mino­ranza, come nel por­cel­lum). Con­se­guen­te­mente il ceto dei rap­pre­sen­tanti deve essere rap­pre­sen­ta­tivo della plu­ra­lità di inte­ressi, biso­gni e domande pre­senti nel corpo elet­to­rale e nella società poi­ché tutti i cit­ta­dini hanno diritto di con­cor­rere a deter­mi­nare la poli­tica nazionale.

Ciò costi­tui­sce una dele­git­ti­ma­zione insu­pe­ra­bile di tutte quelle teo­rie che pre­ten­dono di asse­gnare al sistema elet­to­rale scopi non coe­renti con la Costi­tu­zione, come la fun­zione di com­pri­mere il plu­ra­li­smo nella cami­cia di forza di un bipo­la­ri­smo obbli­ga­to­rio ovvero di sce­gliere un governo o un capo di governo che non può essere cam­biato sino alle ele­zioni suc­ces­sive, attri­buendo un vin­colo di man­dato agli eletti, incom­pa­ti­bile con l’opposto prin­ci­pio san­cito da tutte le costi­tu­zioni liberali.

Ora nella discus­sione in atto per la ricerca di un nuovo sistema elet­to­rale, la Con­sulta con que­sta sto­rica deci­sione ha get­tato sul piatto della bilan­cia il peso della Costi­tu­zione. Spet­terà a tutti noi cit­ta­dini elet­tori vigi­lare per­ché il ceto poli­tico non tra­di­sca nuo­va­mente la Carta e con essa la dignità del popolo ita­liano e la sua storia.